Difesa vittoriosa di un ciclista professionista in un caso relativo al Passaporto Biologico dell’Atleta

Il nostro studio ha rappresentato un ciclista professionista che rischiava una potenziale violazione delle norme antidoping sulla base del suo Passaporto Biologico dell’Atleta (ABP), in un procedimento condotto ai sensi delle norme antidoping della federazione internazionale competente e delle Linee guida operative dell’ABP della WADA.

Il caso è sorto dopo che un gruppo di esperti scientifici indipendenti ha concluso all’unanimità, sulla base del profilo ematologico dell’atleta ricavato da numerosi campioni di sangue prelevati nel corso di diversi anni, che era altamente probabile che fosse stata utilizzata una sostanza o un metodo proibito. Su questa base, l’atleta è stato formalmente invitato a presentare una spiegazione prima che venisse presa qualsiasi decisione in merito al proseguimento del caso come presunta violazione.

Agendo per conto dell’atleta, abbiamo preparato e presentato spiegazioni scientifiche e fattuali dettagliate, supportate dal parere di esperti, al fine di dimostrare che le anomalie individuate potessero essere spiegate da cause diverse dal doping.

A seguito dell’esame delle spiegazioni fornite dall’atleta e dell’intero fascicolo del caso, il comitato di esperti non è riuscito a raggiungere un parere unanime di «probabile doping», discostandosi dalla propria valutazione iniziale. Di conseguenza, l’autorità antidoping competente ha deciso di non procedere con il caso come presunta violazione delle norme antidoping e il caso è stato formalmente archiviato senza l’imposizione di alcuna sanzione.

Questo caso illustra, ancora una volta, l’importanza di una risposta rigorosa e scientificamente fondata nei procedimenti relativi al Passaporto Biologico dell’Atleta, in cui uno stretto coordinamento tra consulenti legali ed esperti scientifici è fondamentale per tutelare i diritti dell’atleta.

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